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17 agosto 2016
Nuovi investimenti, dall’interpello alla compliance – Il Sole24Ore, 13 Agosto 2016.

Appare sempre più chiaro come la vera valenza dell’interpello sui nuovi investimenti consista nella possibilità di essere ammessi al regime della cooperative compliance pur in assenza dei requisiti dimensionali previsti in via ordinaria.
Ai sensi dell’art. 8, comma 1, del Decreto attuativo del 29 aprile 2016, infatti, “il contribuente che si conforma al contenuto della risposta resa dall’Agenzia delle Entrate può, a prescindere dall’ammontare del suo volume di affari o dei suoi ricavi, accedere all’istituto dell’adempimento collaborativo, sempreché ricorrano gli altri requisiti necessari per l’accesso al regime” (circolare n. 25/E del 1 giugno 2016). In sostanza, si sostituisce il requisito dimensionale con la condizione dell’adeguamento alla risposta data dall’Agenzia.
Occorre a questo punto capire cosa debba intendersi per “si conforma” e per “contenuto della risposta”.
Il “contenuto della risposta” attiene unicamente ai profili tributari del nuovo investimento. In tal senso depongono non solo lo scopo istituzionale del soggetto deputato a fornire la risposta (l’Agenzia delle Entrate) ma anche le regole che riguardano il contenuto dell’istanza, la quale deve esporre (i) le specifiche disposizioni tributarie di cui si chiede l’interpretazione e (ii) il trattamento fiscale che il contribuente ritiene corretto in relazione al piano di investimenti.
Più complessa è l’interpretazione dell’espressione “si conforma”. Dalla formulazione letterale dei vari provvedimenti emerge che (i) deve esserci una risposta all’istanza di interpello e (ii) il contribuente deve aver posto in essere un comportamento fiscale conforme alla risposta ottenuta. Tutto questo si tradurrebbe in un differimento dell’accesso all’adempimento collaborativo: occorre presentare l’istanza per l’interpello sui nuovi investimenti, ottenere la risposta, avviare il piano di investimento e prendere posizione sui relativi effetti fiscali.
Tale differimento mal si concilia con lo spirito della cooperative compliance e non a caso la stessa modulistica per l’adesione al regime fa riferimento alla mera intenzione a dare esecuzione alla risposta dell’Agenzia. Si passa, quindi, da un adeguamento effettivo, ad esempio in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, ad un mero intento di adeguamento, che ragionevolmente dovrebbe essere verificato ex post. Le norme non disciplinano la situazione in cui alla dichiarazione di intenti non segue il comportamento effettivo, ma tale situazione comporta la fuoriuscita dal regime dell’adempimento collaborativo.
Potrebbe altresì accadere che il contribuente subordini l’avvio del piano di investimenti all’esito dell’istanza di interpello: anche in tal caso l’accesso al regime dell’adempimento collaborativo dovrebbe essere consentito dal ricevimento della risposta giacché l’intenzione di conformarsi al contenuto della risposta presuppone l’effettuazione degli investimenti oggetto dell’interpello. Nulla si prevede se gli investimenti non vengono effettuati, ma a maggior ragione tale circostanza potrebbe determinare la fuoriuscita dal regime.
In tale contesto, sarebbe auspicabile ancora un passo avanti e consentire l’accesso al regime dell’adempimento collaborativo (sempreché tutti gli altri requisiti siano soddisfatti) alla mera presentazione dell’istanza di interpello, nel presupposto che tale istanza sia ammissibile, che ad essa consegua una risposta, che si avvii il piano di investimento e che il contribuente si conformi in concreto alla risposta ottenuta.

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